Il Primo Ministro greco Lucas Papademos riceve l'approvazione del governo su tagli al bilancio che corrispondono al 7% del Pil nei prossimi tre anni e su una ristrutturazione finalizzata a ridurre di €100 mld gli oltre €200 mld di debito detenuto dai creditori privati, atteso il voto del parlamento • Standard & Poor's declassa il merito creditizio di 34 banche italiane tra cui UniCredit a BBB+ da A, Intesa Sanpaolo a BBB+ da A e Banca Monte dei Paschi di Siena a BBB da BBB+, S&P anticipa "una redditività decisamente debole per le banche italiane nei prossimi anni" • La produzione industriale italiana aumenta a dicembre +1,4% da novembre +0,3%, oltre le stime degli economisti +0,5%, anche se i dati del quarto trimestre -2,1% suggeriscono che la terza economia della zona euro è entrata nella seconda recessione dal 2009 • I Btp decennali salgono per la quinta settimana consecutiva, il periodo di recupero più lungo in oltre cinque anni, la prossima settimana il Tesoro vende €4 mld di buoni al 6% con scadenza 2014 • L'euro cala dal massimo di due mesi contro il dollaro, il mercato azionario europeo cala dal massimo di sei settimane e l'azionario Usa registra la prima settimana di perdite del 2012 dopo che i ministri delle finanze europee non hanno concesso il pacchetto di aiuto necessario a prevenire il collasso economico della Grecia

sabato 3 marzo 2012

Canone Rai, qualcosa in più di un tributo

(Berto Canta) Comincia da metà dicembre. Di solito fa capolino pochi minuti dopo che il telegiornale ha annunciato un aumento del prezzo dei pedaggi autostradali o trasmesso un servizio sul Natale degli italiani, così parco a causa della crisi. Arriva così, con una certa impertinenza, la campagna istituzionale per il pagamento del canone Rai. Da quel momento, semmai si fosse sopita, ricomincia la polemica sull'opportunità di pagare 112 euro per l'abbonamento.

Davvero non esiste un altro modo per mantenere l'emittenza pubblica?

Mentre gli annunci per radio e televisione scandiscono il tempo ricordando quanto poco ne manca al 31 gennaio, termine ultimo per il pagamento, e proseguono per tutto febbraio ricordando con tono sempre cordiale che occorrerà aggiungere una piccola sovrattassa, torna il dibattito sulla qualità del servizio offerto e su quanto esso possa realmente fregiarsi della qualifica di "pubblico".

I motivi per pagare il canone vengono ribaditi dalla stessa Rai sul suo sito. E' "concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo" e per questo è soprattutto ad essa deputato il compito di diffusione dell'informazione nazionale e regionale. Ha inoltre l'impegno di presentare contenuti che trattino "temi sociali e di pubblica utilità". Elencando un crescente numero di canali introdotti con il passaggio alla tecnologia del digitale terrestre ed essendo tenuta a rispettare "limiti di affollamento pubblicitario molto più rigorosi rispetto a quelli gravanti sull'emittenza pubblica", giustifica il canone come forma di finanziamento.

A dirla tutta, la motivazione su cui sposta buona parte del peso è "perché possa disporre di un budget con il quale poter competere con altre emittenti nelle gare per aggiudicarsi i diritti per la diffusione di specifici eventi quali quelli sportivi". Quante soddisfazioni il servizio pubblico abbia mai regalato a chi desiderasse seguire una partita di pallamano o di calcio femminile, è difficile dire.

E' la stessa Rai a definirsi "la più grande impresa culturale del Paese", ma noi comuni abbonati non sempre riusciamo ad apprezzare lo sforzo divulgativo. Sempre meno telespettatori hanno l'età per ricordare il maestro Alberto Manzi e la storica trasmissione "Non è mai troppo tardi", un riuscitissimo progetto di alfabetizzazione, la cui ultima puntata risale però al 1968. Da allora ad oggi la produzione culturale è indubbiamente andata calando. Senza nulla togliere ad Aldo Biscardi e al suo "Processo del Lunedì" e senza fantasticare su chissà quali produzioni artistiche, rimane arduo ricordare l'ultima volta che abbiamo visto su un canale pubblico dei film come "Miracolo a Milano" o "Le notti di Cabiria" o "Roma città aperta" e a che ora. Oppure rubriche che si rivolgono alle nuove comunità etniche, che al 1 gennaio 2011, secondo l'Istat, contavano 4.570.317 presenze.

La contabilità del malcontento è eloquente. L'anno scorso, secondo il Codacons, Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori, più di una famiglia su quattro (27%) non ha pagato il canone. Questo dato ha una distribuzione geografica variegata, dove i più corretti abitano ad Aosta, Siena, Pescara e Campobasso con un'evasione intorno al 12%, mentre i più reticenti al tributo si trovano a Caserta, Imperia, Foggia e Bolzano, con il 90%. Per gli esercizi pubblici il quadro è decisamente più omogeneo: 96% di evasione a livello nazionale.

Dalla voce Television licence di Wikipedia possiamo rincuorarci (in prospettiva, forse, anche intimorirci) guardando gli oltre 300 euro pagati in Austria, Danimarca, Norvegia e Svizzera. C'è, però, anche chi paga meno, ad esempio Israele dove l'abbonamento a radio e televisione è sotto i 100 euro. Addirittura ci sono nazioni, come la Spagna, dove non si paga affatto per l'emittenza pubblica.

Allora un'alternativa è possibile!

Giovanni Sartori, politologo a cui non mancano riconoscimenti in ambiti accademici internazionali, fin dal 2005 ripropone la sua ricetta, forse non originale, ma non per questo meno interessante. La raccolta pubblicitaria sarebbe a completo appannaggio delle televisioni commerciali, le quali, in cambio, pagano il canone Rai in rapporto ai loro profitti e comunque sollevando la cittadinanza dall'onere dell'abbonamento. Capra e cavoli salvati in un colpo solo: avremmo 112 euro in più in tasca e una parte delle reti televisive senza pubblicità, quindi senza vincoli di audience, perciò incentivate a proporre programmi più coraggiosi.

Esiste anche un fronte che attraversa buona parte dell'arco parlamentare, da Paolo Romani del Pdl e ministro dello sviluppo economico nell'ultimo governo Berlusconi a Roberto Rao capogruppo dell'Udc nella commissione parlamentare di vigilanza Rai fino a Walter Veltroni del Pd già ministro della cultura, che nel corso del tempo, ha più prosaicamente, proposto di agganciare il pagamento del canone a quello della bolletta elettrica, così da costringere al buio chi evade.

Difficile dire quale delle due proposte potrebbe risultare vincente, vero?



(Berto Canta é un redattore di Vloganza.tv. Le opinioni espresse gli appartengono).


1 commento:

  1. Certo è una seccatura stà tassa,ma sono bazzecole in confronto a quel che paga di tasse una persona media in "italia"

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