Il Primo Ministro greco Lucas Papademos riceve l'approvazione del governo su tagli al bilancio che corrispondono al 7% del Pil nei prossimi tre anni e su una ristrutturazione finalizzata a ridurre di €100 mld gli oltre €200 mld di debito detenuto dai creditori privati, atteso il voto del parlamento • Standard & Poor's declassa il merito creditizio di 34 banche italiane tra cui UniCredit a BBB+ da A, Intesa Sanpaolo a BBB+ da A e Banca Monte dei Paschi di Siena a BBB da BBB+, S&P anticipa "una redditività decisamente debole per le banche italiane nei prossimi anni" • La produzione industriale italiana aumenta a dicembre +1,4% da novembre +0,3%, oltre le stime degli economisti +0,5%, anche se i dati del quarto trimestre -2,1% suggeriscono che la terza economia della zona euro è entrata nella seconda recessione dal 2009 • I Btp decennali salgono per la quinta settimana consecutiva, il periodo di recupero più lungo in oltre cinque anni, la prossima settimana il Tesoro vende €4 mld di buoni al 6% con scadenza 2014 • L'euro cala dal massimo di due mesi contro il dollaro, il mercato azionario europeo cala dal massimo di sei settimane e l'azionario Usa registra la prima settimana di perdite del 2012 dopo che i ministri delle finanze europee non hanno concesso il pacchetto di aiuto necessario a prevenire il collasso economico della Grecia

venerdì 19 luglio 2013

Gli Stati Uniti d’Europa e il galiziano finlandese



(Gianluca Frattini) In questo video di ormai un anno fa, il professor Gustavo Piga, in un intervento alla trasmissione televisiva Agorà, condensa in pochissime parole tutta una serie di considerazioni sull’Europa e la sua crisi che definire condivisibili e sensate è riduttivo.

Piga, non solo affronta il tema della crisi economica e degli effetti nefasti e controproducenti della politica di austerità che avrebbe dovuto contrastarla - effetti ormai accettati anche dalle istituzioni economiche e da chi propose per primo il concetto di austerità espansiva e recentemente si è ricreduto, come Roberto Perotti - ma anche la crisi istituzionale e il deficit democratico che contraddistingue l’Unione.

Perché nella fretta di realizzare l’Unione Monetaria, i padri fondatori dell’Euro si sono completamente scordati di quella Politica, e così anche della lezione che i 200 anni di vita degli Stati Uniti d’America ci hanno donato.

Hanno semplicemente pensato che la moneta avrebbe trascinato con sé (e con l’incremento degli scambi commerciali intra-comunitari, poi mai verificatosi) il sentimento d’identità europea, mettendo in moto un processo politico che, rafforzando la democraticità e il peso delle istituzioni comunitarie direttamente elette (il parlamento in primis, e in seguito il Presidente della Commissione), avrebbe condotto ai tanto agognati Stati Uniti d’Europa.

E invece sappiamo che non è andata così. La storia dell’Unione Europea, nel decennio appena passato, è stata una storia di referendum bocciati, trattati ratificati a forza e mai all’unanimità e di accordi non sottoscritti. E questo in tempi di ciclo economico positivo!

Nell’attuale periodo di crisi, assistiamo invece allo sbocciare o al rinvigorire di movimenti anti-europeisti, non solo nella Grecia delle bandiere bruciate  o in Portogallo, ma anche tra i paesi fondatori, come la Francia di Marine Le Pen, l’Italia di Grillo (e della sua disastrosa proposta di referendum sull’eurexit), e persino nella Germania della Merkel.

Insomma, gli architetti dell’Euro, oltre ad aver creato un organismo nel cui DNA si trovavano già i geni che avrebbero sviluppato il disastro economico, hanno anche ignorato che un’Unione Valutaria Ottimale (o Area Valutaria Ottimale) non può esistere senza unione politica.

Ma anche quella non basta, servirebbe almeno un principio di unione culturale.

Il problema del discorso di Piga, infatti, sta tutto in questa domanda: la gente vuole davvero l'Europa unita e combattere per essa? Un francese vorrà sentirsi greco, e un tedesco portoghese? Potrà mai dire sono europeo, dandogli lo stesso significato che un americano dà a sono statunitense? Per intenderci, Il nostro é il Continente dei terroni e dei padani, del Galicia no es España e le Fiandre sono olandesi.

Non occorrerebbe nemmeno un’identità sostitutiva europea, andrebbe bene un'identità additiva, ma forte. Solo che USA ed Europa hanno una storia molto diversa. Anzi, l'Europa ha una Storia - che alle volte ha preso le sembianze de La guerra dei cent'anni, La guerra dei trent'anni, L'Asse - mentre gli USA hanno si e no una biografia. E non si può non tenere da conto il collante linguistico, che nell’elenco degli elementi che portano alla costruzione e al riconoscimento di un’identità nazionale risulta ai primi posti.

Io spero che non sia impossibile, ma per l'Europa sarà ancora più difficile che per gli USA trasformarsi in una vera federazione di Stati interconnessi. Non so voi, ma io ho un po’ di timore a rispondere a queste domande.

PS: Mi pare ovvio che non può esserci democrazia senza crescita; ma non può esserci crescita senza una riforma dell'Europa, la quale non può sopravvivere senza un sentimento di europeità, a sua volta impossibile senza crescita. E non ne usciamo più.



(Gianluca Frattini è laureato in Scienze economiche della Cooperazione, attualmente disoccupato, naviga nella crisi come osservatore. Le opinioni espresse gli appartengono).

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